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Bisenzio è un promontorio a picco sul lago di Bolsena.

E’ un  insediamento, abitato fin dall’età del bronzo, e oggi non se ne quasi più traccia.

Il  nome all’isola Bisentina, una delle due isole di Bolsena, ma proprio di fronte a questo promontorio, viene proprio da questo sito.

 E’ collocato in sostanza a circa 3 chilometri da Capodimonte, sopra un promontorio montuoso. E’ un sito archeologico di notevole importanza, legato politicamente, ai ttempi degli etruischi a Vulci. Ha dato alla luce statue, ceramiche e dipinti importanti ed è stato negli anni saccheggiato dai tombaroli.

Nell’età del ferro il centro si espanse verso la valle ed assunse una certa importanza. In epoca villanoviana, Bisenzio raggiunse il massimo splendore toccando i 60.000 abitanti. Nell’età etrusca Bisenzio era conosciuta per la produzione artigianale di calzature, dove ha il vanto di aver inventato lo snodo per i sandali con base di  legno, e ceramiche, oggi conservate nei musei di tutto il mondo.

Tra i ritrovamenti abbiamo una bellissima collana d’oro ed una situla di bronzo molto importante.

Il ritrovamento di una situla di bronzo, nel sito etrusco di Bisenzio-Capodimonte (lago di Bolsena) rappresenta un raro esempio di un arcaico rituale legato all’agricoltura, alla fertilità ed alla fecondità della terra. Questo reperto faceva parte di un arredo tombale, scoperto in una tomba nella necropoli dell’Olmo Bello (Bisenzio-Capodimonte, IX a.C.). L’azione rituale rappresentata nella situla è stata interpretata come una ”scena di danzatori contadini e guerrieri intorno a una figura antropomorfa”. Oggi, con una attenta rilettura del manufatto, si può dare una nuova interpretazione al rituale in questione. La scena raffigurata allude a un fatto tipico delle zone vulcaniche, un movimento tellurico, che di riflesso produsse un innalzamento del livello delle acque del lago di Bolsena. Fenomeno che ha generato la copertura di molte strutture abitative e insediative (villaggio Palafitticolo del Gran Carro), e infine la
copertura di centinaia di ettari di superfici coltivabili. 

Questo fenomeno ha suscitato nelle popolazioni che vivevano sulle rive del lago paura e preoccupazione. La risposta non è stata solo quella di spostarsi e di andare a vivere in luoghi più alti, ricostruire nuove aree agricole, per la semina, l’allevamento degli animali, la viticoltura, l’olivicoltura e la produzione del frumento. La nuova situazione venutasi a creare, oltre a nuovi spazi agricoli, ha comportato di conseguenza una forte risposta sacra: intensificare le ritualità protettive. Il corredo funebre trovato all’interno della tomba dove è stata trovata la situla, determina la opportunità che ci si trova dinanzi a oggetti legati ad un rituale agrario, con forti accenti connessi ai riti alla fertilità e fecondità della terra. Il toro raffigurato potrebbe essere una figura sacrificale e legata alla fecondità della terra. Un rito itifallico, pre-etrusco, dedicato ad attività cultuali dedicate alla dea Madre.

Fonte: http://discoverytuscia.blogspot.it

 

 In questo periodo, si scontrò duramente con la città di Vulsinii ( Orvieto e poi Bolsena ) per il dominio del lago, scontro vinto da quest’ultima città che, infatti, impose il suo nome al lago stesso che, in seguito, i Romani chiamarono Lacus Vulsenisii.

Distrutta dai Romani, fu ricostruita e rimase un municipio nell’orbita della città di Vulci anche quando Vulci fu romana. Lo storico Gaio Plinio Cecilio Secondo la annoverava nell’elenco delle maggiori città etrusche. Nell’età cristiana, Bisenzio fu sede vescovile. Distrutta e saccheggiata dai Saraceni e dai Longobardi, la sede vescovile fu spostata a Castro.

A seguito di tali eventi molti dei sopravvissuti si rifugiarono nei centri del circondario. Nel 1254 vi fu edificato un castello che estese il suo potere nell’area del lago e si scontrò duramente con i comuni di Orvieto e Viterbo. Nel 1269, per volere di Papa Bonifacio VIII, venne incamerata nel Patrimonio di San Pietro e, nel corso del Quattrocento, passò sotto il controllo dei Farnese, entrando nel 1537 nel ducato di Castro. A causa della malaria, Bisenzio fu gradualmente abbandonata e, nel 1816, con un editto di Papa Pio VII, viene unita a Capodimonte. Oggi ne restano solo poche rovine.

Tutt’ora se passeggiate nel promontorio dopo una pioggia abbondate si trovano coccetti medioevali.

 



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E701 Dalle colline etrusche al lago di Bolsena

Piansano-Capodimonte-Bisenzio

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